Bologna, donna massacrata in casa
Il corpo rinchiuso in un
congelatore
La polizia cerca il fidanzato della 39enne. La vittima, che aveva la testa fracassata, forse aggredita nel sonno
foto Ansa
Il corpo era in un congelatore, in un sacco.
L'elettrodomestico era chiuso e attaccato alla corrente elettrica. Il cadavere
presentava una profonda ferita alla fronte. Il congelatore si trova in una delle
camere da letto della casa. Nella camera, vicino alla testa del letto e sui muri
vicini, la polizia scientifica ha trovato macchie di sangue. Vicino farmaci e
sonniferi. Per il resto casa abbastanza in ordine.
Forse aggredita mentre dormiva - La donna era vestita con un abito da casa, all'apparenza una tuta o un pigiama. Questo fa pensare che l'aggressione possa anche essere avvenuta mentre dormiva. La scomparsa era stata denunciata il 19 giugno da alcune amiche della donna, che non avrebbe parenti in città. Anche se in passato si era già allontanata, qualcosa aveva destato l'allarme in chi la conosceva. La denuncia di scomparsa sarebbe stata presentata in un commissariato, ma alcune incongruenze nel racconto del fidanzato, sentito dalla polizia nei giorni scorsi, avrebbero convinto la polizia a sfondare la porta della casa della scomparsa, trovando così il corpo.
02/07/2013 - "Non ho ucciso io Silvia". Giulio
Caria, l'uomo in carcere per l'omicidio di Silvia
Caramazza, 39 anni, la commercialista trovata in un sacco nero
nel freezer di casa sua, a Bologna, continua a
proclamarsi innocente e assicura che la chiave del caso va cercata nelle
amicizie pericolose che la donna intratteneva su Internet. "Analizzino le
impronte su quel freezer - esorta - e non troveranno le mie. Qualcuno la
minacciava".
Forse aggredita mentre dormiva - La donna era vestita con un abito da casa, all'apparenza una tuta o un pigiama. Questo fa pensare che l'aggressione possa anche essere avvenuta mentre dormiva. La scomparsa era stata denunciata il 19 giugno da alcune amiche della donna, che non avrebbe parenti in città. Anche se in passato si era già allontanata, qualcosa aveva destato l'allarme in chi la conosceva. La denuncia di scomparsa sarebbe stata presentata in un commissariato, ma alcune incongruenze nel racconto del fidanzato, sentito dalla polizia nei giorni scorsi, avrebbero convinto la polizia a sfondare la porta della casa della scomparsa, trovando così il corpo.
Delitto freezer, il compagno: "Sono innocente Silvia uccisa da un uomo che la minacciava"
In carcere, Giulio Caria chiede di indagare sulle "amicizie pericolose" della donna
foto Ansa
"Quel congelatore non l'ho mai visto né toccato", insiste
Caria, come racconta il "Resto del Carlino". E aggiunge: "Le impronte
che eventualmente troveranno non saranno le mie, ma quelle del vero
colpevole. Io so anche chi potrebbe essere. Silvia intratteneva
un'amicizia pericolosa, bisogna indagare sulle persone con cui Silvia era in
contatto su Internet. E bisogna far presto, perché c'è un pericoloso
assassino in libertà".
Le parole del compagno della donna uccisa sono state diffuse dal suo difensore di fiducia, l'avvocato Gennaro Lupo, che ieri ha avuto con lui una lunga conversazione. Oggi è prevista l'udienza di convalida del fermo: Caria non verrà interrogato, ma farà alcune dichiarazioni spontanee.
"Io stesso - ha detto Giulio al suo legale - ho visto i messaggi minacciosi ricevuti da Silvia. Erano di qualcuno che era riemerso dal suo passato, che lei conosceva e che la perseguitava. La polizia guardi le mail, Facebook, e le telefonate". Secondo Caria, è solo lì che si potrà trovare la verità sulla fine di Silvia.
L'uomo è stato incarcerato con l'accusa di omicidio volontario e di occultamento di cadavere, ma lui respinge qualsiasi addebito: "Io ho visto Silvia l'ultima volta il 16 giugno, quando l'ho accompagnata in stazione a Bologna perché mi aveva detto che sarebbe andata a Canicattì da una parente. Forse non voleva andare in Sicilia, ma doveva incontrare la persona che poi l'ha uccisa".
Le parole del compagno della donna uccisa sono state diffuse dal suo difensore di fiducia, l'avvocato Gennaro Lupo, che ieri ha avuto con lui una lunga conversazione. Oggi è prevista l'udienza di convalida del fermo: Caria non verrà interrogato, ma farà alcune dichiarazioni spontanee.
"Io stesso - ha detto Giulio al suo legale - ho visto i messaggi minacciosi ricevuti da Silvia. Erano di qualcuno che era riemerso dal suo passato, che lei conosceva e che la perseguitava. La polizia guardi le mail, Facebook, e le telefonate". Secondo Caria, è solo lì che si potrà trovare la verità sulla fine di Silvia.
L'uomo è stato incarcerato con l'accusa di omicidio volontario e di occultamento di cadavere, ma lui respinge qualsiasi addebito: "Io ho visto Silvia l'ultima volta il 16 giugno, quando l'ho accompagnata in stazione a Bologna perché mi aveva detto che sarebbe andata a Canicattì da una parente. Forse non voleva andare in Sicilia, ma doveva incontrare la persona che poi l'ha uccisa".